Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Agosto, 2018

Quando finiscono le vacanze

Quando finisce la festa, quando cala il sipario sul palcoscenico o quando salutiamo una persona a cui siamo affezionati perché sono terminate le vacanze ed ognuno torna alle proprie occupazioni, allora spesso proviamo una sensazione poco piacevole che comunemente si definisce tristezza. Si parla di forme depressive post-vacanze, spesso ancor prima che siano terminate si è spinti a preoccuparsi dei chili di troppo del dopo pranzi con gli amici delle vacanze: smettiamola di considerare la cosa da questo unico punto di vista. Vivere una situazione piacevole come stare in compagnia e concedersi gratificazioni alimentari non può e non deve diventare un ulteriore problema. L’essere umano è un contenitore da riempire di amore, condivisione, ma anche di cose molto più concrete come il cibo e il sesso. Al di là dei casi esagerati al limite del patologico, tutto ciò che colma i nostri vuoti è utile per renderci la vita migliore e non per farci troppi problemi subito dopo. Se una vacanza, una fe…

Il tempo è adesso

Pian piano le vacanze volgono al termine un po' per tutti. Chi passa, o è passato, da Roma può incontrare un monumento filosofico: la colonna di Marco Aurelio innalzata per celebrare, dopo la sua morte, le vittorie dell'imperatore romano Marco Aurelio (121-180). La colonna alta circa trenta metri, fu posta in una piazza corrispondente all'odierna piazza Colonna dove ha sede Palazzo Chigi. Il monumento è coperto di bassorilievi che rappresentano scene delle battaglie di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo costretto dal suo incarico a governare e a diventare guerriero: tutto a discapito della tanto amata filosofia di cui prediligeva lo Stoicismo fautore di una vita austera. Portò comunque avanti la sua missione cercando di migliorare la vita dei cittadini e degli schiavi. La Colonna ci ricorda lui e in particolare desidero soffermarmi su un suo scritto considerato un testamento spirituale: “Dialoghi con se stesso”, dove rende onore a tutti coloro che gli sono vissuti ac…

Il valore di un grazie

Grazieè un breve racconto scritto da Daniel Pennac per il teatro, parla di un artista alle prese con un discorso di ringraziamento per l’imminente premiazione, sta per essere premiato per “l'intera sua opera”: il testo ci fornisce l'opportunità di riflettere sul significato del grazie anche dal punto di vista filosofico tenendoci lontani dal ringraziamento formale. Non mi soffermo troppo sulla trama, che si può riassumere in una disquisizione a tratti nevrotica su a chi deve essere rivolto il ringraziamento, ma invito a concentrarsi sul grazie e sul suo valore nella nostra vita. Nel libro viene affrontato il ringraziamento tenendo conto quali siano le persone che più lo meritano, noi cerchiamo di risalire al significato originario di questa breve parola. Ringraziare è prima di tutto un atto di umiltà, pronunciando un grazie riconosco il valore dell'altro nella mia vita, del suo esserne parte in causa. Il grazie ci mette in questo modo in una posizione di inferiorità, un te…

Non c'è più rispetto

Ponti che crollano, strade con buchi grandi come i crateri di un vulcano, strade che si sgretolano sotto la pioggia battente, torrenti che straripano improvvisamente: tutto ciò è anche l'Italia contemporanea. Un Paese dove l'incuria è sempre più presente e il degrado va di pari passo con quello culturale. Sì, perché l'involuzione culturale che è fatta di maleducazione, mancanza di senso civico, discriminazione verso il diverso, accanimento sui più deboli e non solo di incuria, è specchio di decadenza. Ma fino a che punto dovremo giungere con la decadenza? Le grandi civiltà sono nate cullando la cultura e le arti: cosa significa essere civili se non vivere rispettando tutto ciò che ci circonda, persone, oggetti, opere d'arte, idee altrui. Il rispetto credo sia la parola chiave, oggi non si insegna il rispetto, termine dimenticato e presente solo nel dizionario come lettera morta. Se il rispetto fosse materia viva non assisteremmo a continui agghiaccianti fatti di cronac…

La maturità ti fa bella

Quanti anni hai? Alle donne non si chiede l'età! Perché? Mi sono sempre chiesta, poi crescendo ho capito che dà fastidio dichiarare le proprie primavere: se ne dimostri meno tutto va liscio, ma se te ne danno qualcuna in più allora non lo sopporti. L'inciampo affonda le radici nel rapporto con l'altro sesso: l'uomo. Per lui, si sa, i primi capelli bianchi sono sinonimo di fascino, per le donne sono solamente la vecchiaia incombente. Per lui un po' di pancia significa dare sicurezza alle giovani, per le donne si tratta solo di sovrappeso. Potremmo fare un lungo elenco. Ma ci siamo mai chieste chi ha inventato queste bazzecole? Non c'è bisogno di rispondere: lo sappiamo benissimo. Allo stesso tempo, chi ha consentito a questa “leggenda” di farsi verità? Le donne, con un atteggiamento tra il sornione e il civettuolo hanno per secoli sorriso e nascosto la loro età: basta, ora cerchiamo di smantellare lo stereotipo ricorrendo all'intelligenza. In un epoca in cui…

Sviluppa la tua bellezza

“Specchio delle mie brame che è la più bella del reame?” “Sei tu mia regina!” Al di là della fiaba che tutti conosciamo questo breve dialogo di Grimilde con se stessa ci indica il potere della bellezza e la lotta per mantenere il primato. Una lotta culturale che ci viene somministrata con le fiabe insieme al latte, fin dall'infanzia: non c'è da stupirci se poi dall'adolescenza e, ahimè a volte ancor prima, entriamo nella spirale trituratrice di una bellezza agognata e bramata più di ogni altra cosa. Fermiamoci a riflettere un attimo: d'accordo la bellezza sfonda molte porte, ma non possiamo concentrarci solo su questo soprattutto se non siamo delle bellone. Devo per forza dirvi che essere belle non è tutto, che la bellezza è soggettiva ed effimera, che non esistono canoni prestabiliti a tavolino...ma questo apparentemente non sembra vero e le giovani donne che si affacciano alla vita devono fare i conti con tutto ciò. Allora vi racconto una storia, una storia vera e n…

E' interessato a te? Comprendilo dai suoi gesti

Per comunicare bisogna stabilire un codice tra noi e il nostro interlocutore: parole, scrittura, alfabeto Morse, segnali di fumo... Ci sono quattro principi fondamentali per comprendere un messaggio: 1° Non esiste una comunicazione verbale isolata, è quasi impossibile parlare senza fare alcun cenno 2° La comunicazione non-verbale invece può esistere isolata, mentre si tace ci si può toccare l’anello, i capelli, il naso... 3° Il silenzio e il rifiuto di parlare possono esprimere un messaggio, è un modo di attirare l’attenzione 4° Molto spesso non si è coscienti della propria comunicazione non-verbale La comunicazione non-verbale (i movimenti del corpo) è involontaria e accompagna ciò che si dice, senza che sia possibile dominarla completamente. È possibile invece controllare certe espressioni facciali, ma è molto più difficile tenere fermi intenzionalmente piedi e mani. La comunicazione non-verbale porta la verità nella comunicazione, è rivelatrice di bugie. E allora eccoci in vacanza. No…

Coos'è la simpatia

Perché proviamo simpatia per qualcuno? Che cosa ci rende simpatici agli altri? Non c’è nulla di razionale nella simpatia infatti si prova per qualcuno al di là della sua bellezza, bravura, moralità… Essa è qualcosa di diverso dall’amore anche se difficilmente si può provare antipatia per qualcuno che si ama. I filosofi non si sono molto occupati di definire la simpatia, un’analisi esauriente fu condotta dal filosofo tedesco Max Scheler (1874-1928) che fece una netta distinzione tra simpatia e contagio emotivo proprio di un gruppo. Si tratta di quel particolare stato emotivo che vivono ad esempio i fan di un cantante per cui provano la stessa emozione quando lo ascoltano ad un concerto. Questa non è simpatia perché la simpatia è il partecipare ai sentimenti di un’altra persona senza per questo condividerli. La simpatia è comprensione, affettività e magari un certo grado di amicizia senza perdere la propria individualità separata, perciò essa non annulla la diversità tra le persone ma s…

Perché amiamo gli animali

Gli animali fanno parte integrante della nostra vita; sono molte le famiglie in cui c’è anche un animale che dà e riceve affetto. Sin dai tempi antichi, nella poesia e nel linguaggio comune, gli animali hanno spesso simboleggiato qualche aspetto dell’animo umano, buono o cattivo, portato all’eccesso. Da sempre infatti il cane simboleggia la fedeltà, il leone la forza e il coraggio, lo sciacallo la vigliaccheria. Pensiamo alla favola La cicala e la formica di La Fontaine dove la formica rappresenta la previdente laboriosità mentre la cicala l’imprevidenza e con il suo continuo cantare non pensa a far provviste per l’inverno. Questa, come tutte le altre favole, ha una morale che indica all’uomo la ragionevole via da seguire durante l’esistenza. L’uomo vede nell’animale se stesso sia nelle parti nobili che in quelle meno nobili ed è questo il motivo prioritario per cui cerca la compagnia di un animale. Ma è anche vero che l’uomo pur essendo più intelligente non possiede alcune doti che i…