Il cibo è comunicare



Nutrirsi a volte diventa il problema della vita, non perché ci manca il cibo ma perché con esso abbiamo un rapporto strano. Senza condurre il discorso verso vere e proprie patologie, i cosiddetti disordini alimentari, rimaniamo nell'area delle difficoltà gestibili con la riflessione personale. Il cibo è comunicazione? Altroché! Comunicazione con se stessi e con il mondo. Se invito qualcuno a pranzo e dopo aver carbonizzato l'arrosto gli faccio trovare una scatoletta di tonno e due foglie di insalata posso volergli dire che non avevo tanta voglia di invitarlo, ma per qualche obbligo che sentivo nei suoi confronti l'ho fatto lo stesso. Ciò non significa che ogni volta si brucia qualcosa il significato è quello, ma potrebbe esserlo. Nutrirsi è comunicare anche con il proprio corpo, vi sarà capitato di provare un irresistibile desiderio di riempirvi la bocca di zucchero? Potrebbe essere dovuto ad un calo di zuccheri nel sangue e subito il nostro istinto di autoconservazione si sta mettendo in moto per sostenerci. E che dire delle grandi abbuffate per reagire ad un amore finito? Altro esempio di come, tentando di superare una delusione, ci si butta a capofitto nelle torte alla panna o si trangugia una tavoletta di cioccolato: il loro sapore rimanda al latte e al ventre materno. Quando siamo in difficoltà è naturale voler tornare bambini, ai bei tempi in cui la mamma ci accudiva; ciò non deve farci sentire deboli e infantili: allora il cibo faceva parte del suo accudimento, oggi rappresenta solo un nostro bisogno di gratificazione. È interessante anche imparare a notare quali sono le vivande che più amiamo offrire ai commensali, li c'è senz'altro una parte di noi, qualcosa che desideriamo condividere, qualcosa di speciale da comunicare. infine ricordiamo che l'atto di nutrirsi è sempre un atto d'amore verso noi stessi.
Maria Giovanna Farina



Intervista a Nicoletta Poli


In occasione dell'uscita del suo ultimo libro, ho incontrato Nicoletta Poli, filosofa e consulente filosofico, per conoscere che cosa l'ha spinta a raccontare questa storia.

Sul ponte dell'arcobaleno”, il tuo nuovo romanzo. Non si anticipano i contenuti di un romanzo per non togliere il gusto della scoperta leggendolo. Cosa ti ha spinta alla scrittura di questo libro?

"Sul ponte dell’arcobaleno” nasce, come al solito ed anzitutto, dall’esigenza di vivere più vite e di immedesimarmi in personaggi anche molto diversi da me per sperimentare nuove emozioni ed apprendere sempre più dall’infinita variegata natura umana. Ma nasce anche dall’esigenza di denunciare un sistema gravido di contraddizioni, permeato da una totale assenza di etica in un’Italia che avvalla le mafie e deride l’onestà di molti cittadini che vorrebbero un mondo migliore. E poi nasce dalla consapevolezza della nostra mortalità, di quel destino comune che dovrebbe stimolarci a lasciare un segno di benevolenza su questa terra. Infine, uno stimolo importante è stato rappresentato dal mio amore per gli animali e per la natura.
Ci sarà un momento in cui ci si ricongiungerà con chi abbiamo perduto sul ponte dell’arcobaleno, animali compresi. Ne parli come di una leggenda, ma al di là di ciò possiamo trovare in questa idea un significato simbolico utile alla nostra vita?
Che la vita è preziosa e che ognuno di noi ha la sua missione in questo mondo. Bisogna amarla la vita e valorizzare al meglio il tempo che abbiamo a disposizione. E comprendere che la vita è un miracolo e anche il fatto di essere amati è un miracolo. L’amore - per esseri umani ed animali – è il fil rouge che ci connette e ci fa ritrovare tutti, prima poi, fratelli in questo universo.
La malattia è un attacco cruento ad una parte di noi, il corpo: dobbiamo conviverci, trovare la forza di guarire per andare avanti e guarire. Cosa lascia questa esperienza?

È come scoperchiare il vaso di Pandora e trovarsi improvvisamente la speranza tra le mani. Una cosa che luccica, bella ed attraente, ma che non è così semplice da portare con sé tutti i giorni. Poi piano piano impari a conviverci, scoprendo che senza di lei non potresti più esistere. E la vita assume tutta un’altra prospettiva: più umana, meno ego centrata, più comprensiva nei confronti della sofferenza altrui. Si viaggia più in rete, come dire. Capisci che siamo tutti indissolubilmente legati gli uni agli altri con un unico comune destino: quello di essere a termine. Ma in questo viaggio a termine apprezzi la memoria del mondo, la meravigliosa gioia di vivere e raccontare.

Quali sono gli esseri più capaci, e per questo irrinunciabili, di starci accanto e farci superare il momento difficile?

Innanzi tutto siamo noi stessi che dobbiamo saper convivere con la consapevolezza della nostra finitezza. Poi, certo, anche i famigliari, gli amici che però non puoi sovraccaricare di responsabilità ed ansie. E anche gli animali, in particolare i gatti che amo infinitamente per la loro discrezione e silenzi pieni di parole.

Anche la morte conduce metaforicamente ad una rinascita, un filosofo pratico come affronta questo passaggio della vita?

Come dice qualcuno, dovremmo morire un po’ ogni giorno per capire il senso profondo della nostra vita. Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire. E, dopo la morte, la rinascita. Nei momenti difficili della vita la filosofia è l’unica medicina che ci può aiutare ad accettare la nostra finitezza. La filosofia nasce dall'esigenza dell'uomo di rispondere alle domande fondamentali della vita, ed è, come dice Aristotele, attività "nata dal dolore e dalla meraviglia". Filosofia è dialogo. E il dialogo non è gioco, una chiacchiera, è una cosa seria. Il dialogo, come dire, “sbroglia delle matasse”, come ben ci insegna Socrate, arriva ad una sorta di verità provvisoria. E Socrate vedeva nella filosofia lo strumento principe del risveglio della coscienza morale. Il filosofo pratico può sostenere la persona a pensare più chiaramente, ad indagare nel magma della sua – spesso tacita e non consapevolizzata - filosofia di vita e del suo sistema di valori. La nostra è una professione meravigliosa che può aiutare tante persone che hanno problemi di diverso tipo. La filosofia cura l’anima e fa diventare saggi e felici. Il riprendere in mano la propria vita, conquistare il coraggio di vivere e pensare con saggezza è una delle finalità della consulenza filosofica. Ho visto tante persone che, facendo questo percorso, sono come risorte, hanno visto aprirsi davanti tante strade e tante opportunità impensabili.

Perché leggere il tuo romanzo?

È un libro che, a detta di alcuni scrittori che l'hanno letto, incuriosisce al punto che si legge in un paio di giorni, commuove, intriga e fa riflettere su molti temi. A mio modesto parere, per essere efficace, uno scrittore deve attenersi alla verosimiglianza anche se il tessuto narrativo è completamente fuori dalla realtà. Un personaggio deve essere credibile anche se vive ed opera su Plutone. E poi bisogna avere la capacità di inventare delle storie credibili anche su un terreno poco credibile e di scindersi in tante anime differenti che possono dialogare tra loro. Forse la scrittura è più un’operazione di dissolvimento dell’ego in tanti io, una sorta di operazione schizofrenica. Talvolta terapeutica e talvolta no. Io ci ho provato. E a detta anche dell’illustre prefattore Gian Ruggero Manzoni, che stimo come artista a 360 gradi, sembra che ci sia riuscita. Ma bisogna migliorare. Sempre.

Maria Giovanna Farina




Il libro: Sul ponte dell’arcobaleno” è un romanzo che narra le storie di Lucia, Petrella, Carla, Marcello, Visone e Karma ossia di sei personaggi molto diversi tra loro per età e vissuti, con in comune eventi stranamente similari e magiche coincidenze: una forte passione amorosa, l’appuntamento con la patologia incurabile di un proprio caro, l’incontro con gatti e cani dal nome Medone, la speranza di approdare prima o poi al luogo leggendario del ponte dell’arcobaleno ove si potranno riabbracciare  finalmente umani e animali tanto amati in vita. Lucia, Petrella, Carla, Marcello, Visone e Karma snocciolano la loro vita intensa, complessa, gravida di avvenimenti e talvolta spericolata, sullo sfondo della storia dell’Italia contemporanea tra amori, truffe, mafia, n’drangheta, camorra, massoneria e sogni di un mondo migliore.   Prefazione di Gian Ruggero Manzoni ed. Book Sprint 





Vecchi motivi e nuove pubblicità


Oggi vorrei parlare di pubblicità e musica intesa come accompagnamento degli spot.
Tutti gli inserti pubblicitari, o quasi tutti, prepotentemente insinuati a volte come indotti da una coazione a ripetere, in ogni programma televisivo o radiofonico, ma principalmente televisivo, sono associati a brevi motivi musicali per meglio imprimere nella mente il prodotto reclamizzato. Ciò detto, ho notato che sono sempre più brani d’altri tempi, refrain di canzoni di successo degli anni passati anche da oltre cinquant’anni. Mi sono preso la briga di segnarli e ho superato abbondantemente la decina. Tutte canzoni intrise di vera musicalità, armonie difficili da trovare nelle attuali sempre meno musicali e prive di dell’amore che contrassegnava quelle di un tempo, in particolare i pezzi rap.
Mi sono chiesto quali fossero i motivi a spingere i pubblicitari verso questa scelta e senz’altro una orecchiabilità piacevole che non faccia venire voglia di togliere l’audio o di cambiare canale ha il suo peso, ma non credo che sia solo questo visto che i giovani si sono ormai abituati alle cacofonie volgari e ultraripetitive.
In quanto al non pagare i diritti d’autore, non penso poiché hanno la durata di settant’anni e poi non credo che influiscano molto sul budget di uno spot quindi il punto sta forse nel termine “giovani”: le pubblicità dedicate a loro sono una minoranza, per lo più sono rivolte ad un pubblico adulto se non anziano, un target che ha conosciuto la vera musica e aborrisce, fatta eccezione per alcuni brani musicali attuali degni ancora di essere definiti tali, il prodotto dei vari rappresentanti di ciò che va per la maggiora oggi.
A dire il vero ci sono anche alcuni prodotti destinati ai giovani che vengono associati a motivi datati come per esempio la pubblicità di Aperol Spritz che ha scelto happy together un motivo in voga negli anni sessanta, ma sono casi rari.



Qui di seguito sono annotati alcuni brani delle canzoni usate come sfondo musicale degli spot e le relative aziende commerciali che sono riuscito ad individuare:










1 - Come prima                        adottata   da                          Prima, compagnia di assicurazioni
2 – Happy together                      “                                         Aperol spritz
3 – Luglio                                    “                                         Fiat 500
4 – Il mondo                                “                                         Crodino
5 – Anema e core                         “                                        Tè San Benedetto
6 – Sirtaki                                    “                                         Pesto Barilla
7 – Sapore di sale                        “                                          Costa Crociere
8 – Mariù                                    “                                           Dolce & Gabbana
9 - Che serà serà                         “                                           Schweppes
10 – Canzone americana            “                                            Stella Artois
11 – Mamma                              “                                            Salumi Gardani
12 – Guarda come dondolo        "                                           Intimissimi
13 – Che cosa c’è                       “                                           Esselunga



Che sotto sotto ci sia un desiderio più o meno inconscio di tornare alle belle e piacevoli canzoni di una volta?

Max Bonfanti, filosofo analista


La conoscenza, una questione di metodo



Acrilico su tela di Flavio Lappo (Produzione anni'70)
Un metodo di indagine conoscitivo, un approccio alla conoscenza e di conseguenza uno strumento per fare luce nelle disarmonie relazionali dell'individuo deve partire dalla chiarezza. Per questa ragione ho preso in considerazione un filosofo che potesse dare un contributo scientifico a tale necessità. Ho individuato in Renè Descartes filosofo del '600 e in alcune sue considerazioni le basi utili al nostro scopo: idee contenute nella sua opera I principi della filosofia nell'edizione italiana di Laterza, 1967 e successive.
Nel paragrafo 48 della Prima parte incontriamo questa considerazione [Io distinguo tutto ciò che cade sotto la nostra conoscenza in due generi: il primo contiene tutte le cose che hanno qualche esistenza e l'altro tutte le verità che non sono nulla al di fuori del nostro pensiero] e verso la fine [vi sono certe cose che noi sperimentiamo in noi stressi che non debbono essere attribuite alla sola anima e nemmeno al solo corpo, ma alla stretta unione che è tra loro...]
Al di là di ogni controverso parere sul pensiero cartesiano dei suoi epigoni, Descartes fu un matematico e le sue considerazioni mi danno una certa tranquillità di base. Un altro importante filosofo questa volta del '900, Gaston Bachelard, ci viene in soccorso con la sua opera La formazione dello spirito scientifico Cortina editore 1993; in questo testo Bachelard si propone di mostrare [l'endosmosi abusiva dell'assertorio nell'apodittico e della memoria nella ragione] vale a dire attraverso un metodo di ispirazione psicanalitico analizza le credenze, i costumi sociali, i metodi di affrontare gli eventi per porre una differenza tra ciò che è scientifico e ciò che è solo una credenza popolare. Prendendo in considerazione questo lavoro con i punti delineati poc'anzi direi che Descartes ci fornì gli strumenti di base utili per avviarci ad un lavoro metodologico matematico, e per questo sicuramente scientifico, atto allo studio della conoscenza. Nei brani esposti ci dice che la nostra conoscenza è essenzialmente di due generi: quella rivolta alle cose che esistono e l'altra che è solo del nostro pensiero: il tavolo su cui appoggio il computer per scrivere è sotto il mio controllo visivo e tattile e seppur i sensi mi ingannano, come lui afferma altrove, posso dire che il tavolo esiste come oggetto reale, se poi io lo vedo verde invece è rosso ciò non toglie nulla al fatto che esista. Le verità che esistono solo nel nostro pensiero, quali sono? L'intelletto e la volontà ne sono i principali anche se la volontà è illimitata e possiamo dire anche pericolosa. L'altro punto importante è la sua considerazione riferita alle cose che non appartengono né al solo corpo né alla sola anima ma all'unione tra loro come la collera, la tristezza, l'amore: questa considerazione pone Descartes come un attento osservatore dei comportamenti umani.

Un metodo per ben procedere cosa dovrebbe delineare? Innanzitutto deve tenere presente che esistono due modalità fondamentali del conoscere ma che queste due modalità non sono separate bensì interagiscono tra loro, non sto solo dicendo che corpo e anima sono unite, non direi nulla di nuovo. Sto affermando che proprio perché unite, o meglio in interazione, corpo ed anima creano una modificazione della realtà: interagendo possono modificare la vita dell'individuo e il suo rapporto con gli altri. 
Maria Giovanna Farina

Filo-mela, la torta delle origini


IN CUCINA CON SOCRATE

In principio c'era la mela, la tentazione originaria a cui l'uomo non ha saputo rinunciare. Disubbidendo è caduto nella vita comune, è stato lanciato nel mondo con tutte le conseguenze che conosciamo. Tutto ciò, al di là dell'aspetto religioso, è una metafora della natura umana mai paga di ciò che ha e sempre in ri-cerca del nuovo. Le tentazioni sono all'ordine del giorno e noi siamo sempre in lotta sia con quelle morali sia con quelle di gola. Ogni tanto è bene ritornare alle origini e riflettere su quella mela che nei secoli è diventata il “pomo della discordia”.
Le mie origini nel campo della cucina risalgono all'infanzia quando, a poco più di dieci anni di età, mi cimentai nella preparazione di una torta che, guarda caso, era la torta di mele; alla luce della filosofa che sono diventata, quel dolce originario ha assunto il significato della libertà di mangiare la mela senza incorrere in pericolose punizioni. La filosofia ci aiuta a riflettere sulla nostra vita, sul significato delle nostre azioni e senza buttar via le tradizioni è capace di aiutarci a salvare, per stringere saldamente a noi, il meglio degli insegnamenti ricevuti. La mela è la nostra origine, al di là del peccato ci unisce tutti e allora celebriamo questa comunanza con una ricetta a cui sono molto affezionata che desidero quindi farvi conoscere. E poi “una mela al giorno toglie il medico di torno!”

Ingredienti:

200 gr di farina
75 gr di burro
100 gr di zucchero
2 uova
1 bicchiere di latte o q.b.
2 mele
miele q.b.
1 bustina di lievito chimico per dolci
1 bustina di vanillina
un pizzico di sale
scorza di 1 limone grattugiata

Procedimento:

Lasciate il burro a temperatura ambiente così da poterlo amalgamare con lo zucchero utilizzando un cucchiaio di legno. Quando è una crema potete incorporare la farina, le uova e gli atri ingredienti compreso il lievito sciolto nel latte. Se l'impasto non fosse morbido come una crema, aggiungete un po' di latte. (Questo procedimento è lo stesso della mia prima esperienza: vi sembra poco professionale? Non è un'impressione, ma solo se procediamo in questo modo la torta riesce come mi riuscì tanti anni fa. Morbida e molto appetitosa). Una precisazione, la torta richiede di essere fatta senza supporti meccanici così da poter entrarci in relazione con naturalezza e senza intermediazioni.
Versare l'impasto ottenuto in un uno stampo imburrato e infarinato, dopo averlo livellato adagiatevi sopra le mele a fettine regolandovi sulla quantità a piacimento, potrebbero bastare una mela e mezzo, e spingetele con le dita in modo che affondino leggermente. Dimenticavo, un albume potete montarlo a neve ed incorporarlo delicatamente. Spalmate le mele con un pennello irrorato di miele ed infornate a 180 gradi per una quartina di minuti. Sfornate quando che il colore della torta è di un bel color biscotto. Fate le prova stecchino, ossia infilzatela con uno stuzzicadenti che solo se esce pulito ci comunica la cottura ultimata. Una volta raffreddata, vi suggerisco di spolveratela con zucchero a velo. 

Maria Giovanna Farina

IN CUCINA CON SOCRATE: FRITTATA AL COUS COUS



Frittata al cuscus: integrazione a tavola
Le solite frittate ci sono note, le più gettonate e di antica memoria sono quelle con gli spinaci o le zucchine. Dopo aver mangiato a casa di un filosofo una frittata con gli spaghetti mi è venuta l’idea di provare a cucinarne una col cuscus ed è venuto un piatto davvero gustoso. Basta poco per andare d’accordo con chi è diverso da noi: voglio sperare che basti aggiungere un semplice ingrediente come il cuscus ad una frittata.
Ingredienti per 4 persone:
  • 8 uova
  • 150 gr di cuscus crudo
  • 100 gr di caciotta a dadini o formaggio saporito
  • 80 gr di salame al peperoncino tagliati a dadini molto piccoli
  • Per insaporire: a piacere olive nere, erbe aromatiche, capperi… ognuno secondo gusto e fantasia.
Preparare il cuscus seguendo le istruzioni riportate sulla confezione, incorporarlo alle uova sbattute a cui avete aggiunto tutti gli ingredienti, il sale non serve perché lo avete già messo nel cuscus. Procedere per la cottura come una normale frittata. Per i vegetariani si può sostituire il prosciutto con uvette, pinoli e/o una verdura a scelta: il risultato è ottimo. Chi non volesse friggere, può cuocere in forno a 180 gradi per 30 minuti. Da gustare anche fredda. 

Maria Giovanna Farina


IN CUCINA CON SOCRATE: CARBONARA DELICATA



I carbonari, li ricordate? Erano una società segreta che agiva in clandestinità per la patria nell’Ottocento. Noi oggi siamo più liberi di esprimere i nostri dissensi.
La Filosofia è amore e per questa ragione parlo di cibo che altro non è se non amore per noi stessi e per gli altri. Mangiare in modo equilibrato scegliendo ingredienti genuini, cucinare e condividere il nostro prodotto sviluppa le nostre migliori migliori risorse. Amiamo e amiamoci dunque, anche a tavola!
Questi spaghetti riecheggiano la nota pasta alla carbonara, ma visti gli ingredienti è molto più leggera per il basso contenuto di grassi, per le calorie e il procedimento di cottura: quindi è adatta alla nostra vita frenetica e per pensare… proprio perché non appesantisce la digestione!
Ingredienti (per 4 persone):
  • 350 gr di spaghetti
  • 200 gr di ricotta
  • 3 uova
  • 100 gr prosciutto a pezzetti
  • olio e.v.o.
  • formaggio grattugiato
Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolate lasciando qualche cucchiaiata di acqua e riponete nella pentola di cottura.
Aggiungete uova e ricotta, mescolate per mantecare a fuoco lento finché l’uovo non è cotto ed ha creato con la ricotta una crema.
Infine aggiungete il prosciutto (quello che avete in casa, io metto il crudo).
Servire con una spolverata di formaggio grattugiato, meglio il pecorino. Se vi piace aggiungete il pepe. E se volete mangiarne di più, aumentate le dosi degli ingredienti! 

Maria Giovanna Farina


In caso di Apocalisse



Giulia Bertotto ha pubblicato il suo primo libro ed è poesia. “In caso di Apocalisse” (ed. EscaMontage) non è una scrittura poetica appresa da altri poeti, ma è la sua personale scrittura poetica filosofica. Con uno stile del tutto personale, originale nei temi trattati e nel modo di “far giocare le parole”, Giulia ha donato ai lettori parole originarie scaturite dall'esperienza e dall'incosciente appartenenza ad un universo che ci contiene ed ha potere su di noi. Non siamo mai identici a noi stessi, siamo in ri-cerca, siamo figli della materia, ma siamo anche altro dalla sola aggregazione di atomi. La Filosofia è maestra? Certamente è madre delle nostre incertezze, ma è anche capace di renderci sempre puri esseri in meraviglia appassionati della nobile cura della nostra origine.

Di seguito una poesia tratta dal libro che mostra il valore della pratica filosofica:

Filosofia in tasca

Filosofia in tasca
Ho un’edizione economica in tasca
in caso di emergenza leggere Seneca
per dubbi dilanianti rivolgersi a Cusano
se non mi sento al sicuro
ho una maniglia antipanico,
si chiama Epicuro.
Per ridimensionare un dolore
somministrare l’infinito di Bruno

il metodo è dialettica, l’arte filosofia pratica!


Maria Giovanna Farina






Dio esiste? I filosofi si sono interrogati da molto tempo

Opera di Flavio Lappo
Si può dimostrare l'esistenza di Dio? Una domanda molto impegnativa a cui nel corso dei secoli anche i filosofi hanno tentato di rispondere. L'argomento della fede in Dio credo sia imprescindibile e per questo lo tratto sul L'accento di Socrate che ha il compito di far riflettere su ogni relazione umana. L'argomento è vasto e sarebbe riduttivo fare un discorso generico, mi limito qui ad introdurre la prova ontologica. Ontologico è un termine che si riferisce all'essere in quanto tale e la prova ontologica dell'esistenza di Dio ritiene Dio un essere immensamente perfetto che di conseguenza deve possedere necessariamente l'attributo dell'esistenza. Notissima è la prova ontologica di S. Anselmo d'Aosta (Aosta 1033 – Canterbury 1109), filosofo, teologo e arcivescovo di Canterbury. Ma prima di avventurarci nell'argomento di Anselmo facciamo un passo indietro nel VI secolo a. C. per incontrare il filosofo Parmenide di Elea e comprendere come il problema dell'essere sia molto antico. Parmenide sostenne un noto argomento che tanto fece riflette Heiddegger: l'essere è e non è possibile che non sia. In più disse che le caratteristiche dell'essere sono immutabilità, eternità, perfezione, sfericità (che per gli antichi era sinonimo di perfezione). Possiamo dedurre senza troppa fatica che pensare un oggetto ne dimostra la sua esistenza. Da questo terreno culturale prende le mosse la prova ontologica di S. Anselmo d'Aosta. Anselmo dal punto di vista filosofico si ispira a S. Agostino e ritiene fede e ragione come due momenti che conducono insieme alla conoscenza di Dio. La sua prova ontologica per dimostrare l'esistenza di Dio consiste in questo: l'esistenza di Dio si deduce dal concetto di Dio come ente di cui non si può pensare nulla di più perfetto, se non esistesse mancherebbe dell'attributo dell'esistenza il che sarebbe in contraddizione col concetto di essere perfettissimo. In altre parole, Dio è un essere perfetto ed esiste proprio perché in quanto perfetto non può avere una carenza così enorme come la non esistenza. L'argomento fu criticato dal suo contemporaneo Gaunilone per il "salto” che Anselmo avrebbe fatto dal piano logico a quello ontologico e dai filosofi che si sono succeduti, mentre tra i più noti sostenitori della tesi di Anselmo troviamo Cartesio e Leibniz.
Per avventurarsi in un tema così impegnativo e vasto credo si debba aver ben chiaro da quale punto di partenza abbia preso le mosse filosofiche la questione dell'esistenza di Dio: dopo la presa di coscienza e conoscenza si può appoggiare o sconfessare la prova ontologica.

Maria Giovanna Farina

IN CUCINA CON SOCRATE: FRITTATA DI SPAGHETTI



Frittata di spaghetti per guardare oltre le apparenze
Il compito della filosofia è allargare l’orizzonte di osservazione per imparare ad osservare l’essenza delle cose. Il filosofo non si ferma mai alla prima impressione ma sa andare oltre le apparenze. Questo piatto può aiutarci a compiere il primo passo: sembra una frittata ma sotto sotto non lo è. Un piatto leggero e gustoso, adatto anche per i vegetariani.

Ingredienti:
  • 300 gr di spaghetti
  • Piselli
  • Olive nere
  • Cubetti di mozzarella 200 gr
  • 5 uova
  • Formaggio grattugiato a piacere
  • Erba cipollina oppure origano
  • Sale q.b
Lessare gli spaghetti lasciandoli al dente.
Sbattere le uova, incorporare tutti gli ingredienti e per ultimi gli spaghetti.
Amalgamare il tutto.
Procedere come per una comune frittata.

Maria Giovanna Farina

N CUCINA CON SOCRATE: TAGLIATELLE ALLE NOCI



Tagliatelle alle noci: dialogando a cena

Avete mai osservato la forma delle noci? Il gheriglio, non il guscio? Ricorda, in miniatura, il nostro cervello. È un frutto affascinante e come ci insegnano i medici, ricco di importanti principi utili alla nostra dieta: si dice che tre noci al giorno  abbassino il colesterolo.
Il fatto è che sono buonissime e nel piatto che vi propongo lasciatele un po’ grosse così masticandole le assaporate insieme a chi più vi piace e starete a tavola con più gioia. Se vi piace, un bel bicchiere di buon vino favorirà un bel dialogo filosofico che altro non è se non la ricerca di un contatto vero con noi stessi e con gli altri!
Ingredienti (per 4 persone):
  • noci sgusciate e rotte in pezzi non troppo piccoli
  • panna q.b.
  • formaggio grattugiato
  • noce moscata (un pizzico)
  • tagliatelle secche 400 gr (o a seconda del vostro appetito)
Cuocere la pasta in abbondante acqua salata.
Nel frattempo sgusciare le noci e romperle a pezzetti. Scolare la pasta lasciandola un po’ umida (le tagliatelle tendono ad asciugarsi velocemente), unire la panna liquida, le noci e la noce moscata.
Mescolare e servire in tavola con una spolverata di formaggio grattugiato. Chi non volesse mangiare la panna, può sostituirla col latte e due cucchiai di olio extravergine: è sufficiente mantecare la pasta al fuoco per qualche minuto, non risulta cremosa ma è ottima ugualmente. 

Maria Giovanna Farina

Il dubbio è l’arte della crescita

opera di Paola Giordano

Chi per primo insegnò l’arte del dubitare? Socrate. Lui ci fece comprendere quanto il dubbio sia un proficuo strumento per conoscere e non un atteggiamento sterile fine a se stesso di chi non vuole prendere una posizione, ma si crogiola eternamente nel luogo della non scelta. Nulla ha a che vedere con gli ignavi di memoria dantesca, coloro che eternamente sono condannati a sorreggere un’insegna: come nella vita non presero mai posizione ora nel al di là devono scegliere. Il nostro Socrate ci insegnò che il dubbio è utile dopo la presa di coscienza della propria ignoranza, quando si sa di non sapere si può iniziare ad apprendere, ma si impara in piena auto consapevolezza solo se si dubita, se le verità che ci vengono propinate sono messe in discussione prima di essere prese per buone. Allora si potrà giungere alla verità. Si doveva partire dalla propria interiorità e metterla a confronto con la realtà esterna. Platone, il più grande discepolo di Socrate, continuò sulla strada del maestro per giungere ad affermare che la sensibilità è illusoria e in questo modo aprì la strada ad una posizione scettica riguardo la realtà, posizione che si contrappone all’unica certezza data fornita dalla ragione. Facendo un salto di numerosi anni giungiamo nel ‘600 a Renè Descartes che fece del dubbio e della sfiducia nei sensi il suo cavallo di battaglia. Il dubbio cartesiano ricalca l'idea socratica proprio quando afferma che l'unica certezza che posseggo come essere umano è il pensiero: penso quindi esisto. Se non pensassi non avrei la certezza di essere qui seduto davanti al fuoco...i sensi ci ingannano, la ragione mai. Anche in letteratura troviamo una famosa testimonianza del dubbio, il to be or not to be di Shakespeare, quel celebre essere o non essere che rimanderebbe al famoso dubbio di Amleto: vivere o morire. Un dubbio, questo, opposto al dubitare socratico; il dubbio amletico porta ad uno stallo, all'impossibilità di fare una scelta: chi può scegliere di morire se non l'aspirante suicida? La maggior parte di noi messo davanti a due posizioni tanto estreme sceglierebbe la vita. Se analizziamo il dubbio ci rendiamo conto che anche l'azione di dubitare richiede una tecnica, non serve dubitare e basta, bisogna dubitare con cognizione di causa se si vuole fare del dubbio un utile strumento di crescita. Il dubbio infine è uno dei cardini dell'atteggiamento filosofico, quel modo critico di porsi di fronte alla quotidianità. Quel modo che ci può aiutare a superare le nostre difficoltà. 
Maria Giovanna Farina



IN CUCINA CON SOCRATE: FARRO IN INSALATA


Farro in insalata: felici con le cose semplici
Un piatto estivo nutriente e appetitoso non può che aiutarci a cenare tranquilli con chi desideriamo, gustando qualcosa di diverso ma dal gusto semplice – come le piccole cose  che sole sanno renderci felici.
Ingredienti:
  • 300 gr di farro
  • 2 pomodori rotondi maturi
  • 150 gr di feta (o mozzarella)
  • 3 manciate di piselli anche surgelati
  • basilico
  • olio e.v.o.
Lessate il farro con i piselli, scolare e lasciate raffreddare.
Tagliate a dadini i pomodori e la feta, incorporateli al farro raffreddato.
Condite con olio, basilico e una manciata di grana grattugiato.
Delicato e nutriente, questo farro si consuma tiepido e si può realizzare con altre verdure e formaggi a seconda dei gusti.

Maria Giovanna Farina


IN CUCINA CON SOCRATE: UOVA IN GELATINA



Uova in gelatina: per la ri-cerca di sé
L’uovo, simbolo originario della vita, se inglobato in un cubo o in un’altra forma potenzia il suo significato e diviene ri-nascita. La gelatina con la sua trasparenza permette una visione totale di ciò che racchiude e ci conduce alla ri-cerca di ciò che siamo: senza fraintendimenti.
Un piatto delizioso e adatto all’estate anche da accompagnare all’aperitivo: per una frescariflessione filosofica!
Ingredienti per 4 persone:
  • 4 uova sode
  • 100 gr di tonno sgocciolato
  • una manciata di capperi
  • 5 olive nere grosse denocciolate (oppure 7-8 di quelle piccole)
  • maionese
  • verdure sott’aceto per guarnire
  • Preparato per gelatina
  • Pellicola da cucina
Tagliate a metà le uova e privatele del tuorlo. Unite tonno, tuorli, capperi, olive e frullate per ottenere un impasto morbido con il quale riempirete gli albumi sodi rimasti vuoti.
Nel frattempo, seguendo le istruzioni sulla confezione, avrete preparato la gelatina che ormai sarà tiepida. Ora sbizzarritevi: se non avete gli stampini andranno bene le coppette del gelato, i bicchieri di qualunque forma…. In ogni stampino, foderato con la pellicola per facilitare il distacco del composto, mettere un po’ di gelatina e appena sarà leggermente rappresa adagiate l’uovo e qualche verdurina sparsa, poi ancora gelatina fino a coprire il tutto.
Ponete in frigorifero e quando sarà completamente soda potete decorare con maionese e qualche cappero. In alterativa, le uova si possono affettare con il taglia uovo e fare degli strati.
Per i vegetariani: è possibile sostituire, senza che nulla cambi nella riuscita e nella bontà del piatto, la gelatina di origine animale con l’agar-agar. Il tonno può essere eliminato dalla ricetta e sostituito con maionese, senape ed erbe aromatiche a scelta. 

Maria Giovanna Farina