La fiducia è preziosa

Fiducia, Flavio Lappo, disegno a matita, 2013
“Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, prendendo spunto da questo detto popolare possiamo parlare di fiducia e del suo contrario, due stati d’animo entrambi utili per vivere bene. Le difficoltà nascono quando uno stato prevale troppo sull’altro impedendo l'instaurarsi di buone relazioni. Pensiamo al caso estremo in cui ci si fida ciecamente degli altri, quando si pone tutta la fiducia nelle mani di persone che, per così dire, ci ispirano, salvo poi, a fregatura avvenuta, dover raccogliere i cocci della delusione che tanto più è cocente quanto più era grande la nostra aspettativa. Le domande più ricorrenti che si pone il troppo fiducioso sono: perché non riesco a capire di chi fidarmi? Cosa mi spinge ad essere così? Ebbene, chi si fida troppo spesso confonde, o vede con poca chiarezza, la differenza tra realtà e finzione. Si lascia ingannare dagli affabulatori, da chi con un carisma, spesso costruito, infonde certezze basate sul nulla, sussurra frasi di largo consenso spacciandole per nuove verità. Dietro questa fiducia estrema si nasconde il bisogno di affidarsi alle mani sicure di qualcuno ritenuto capace di condurci lungo il difficile cammino dell’esistenza. L’estrema fiducia ricorda l'atteggiamento infantile, lo stesso di quando bambini ci si poneva con un atto di assoluta sicurezza nelle braccia materne e paterne, braccia che a volte ci hanno accuditi troppo impedendoci di sperimentare il mondo: luogo non di soli onesti, ahimè! La medicina, l’antidoto per sconfiggere la fiducia esagerata, è interrompere questa ri-cerca che non avrà esito. Dobbiamo viceversa imparare a dare nuovo valore alla fiducia, un po’ come abbiamo fatto con la moneta dopo l’avvento dell’Euro, ci vorrà del tempo, ma alla fine ci riusciremo. Il primo passo consiste nel verificare ciò che l’altro dice, scoprire le contraddizioni della sua vita, guardare ed ascoltare con occhio critico. Ciò non significa non fidarsi più di nessuno, ma iniziare a fidarsi di chi ne è degno. Ricordiamo che la nostra fiducia è un bene prezioso da non sperperare ai quattro venti e da non regalare al primo venuto.

Maria Giovanna Farina

Il valore della pausa


Divisioni temporali, disegno a matita di Flavio Lappo

Se non ci fossero le pause tante creazioni umane non sarebbero mai esistite. Non si potrebbe scrivere uno spartito musicale, nemmeno un romanzo e nemmeno parlare: le pause sono indispensabili anche nel discorso orale. Come potrei farmi capire se le mie parole fossero pronunciate tutte appiccicate le une alle altre? Il mio discorso sarebbe una gran confusione. Le pause sono importanti anche in amore: il saper attendere il momento giusto per dichiararsi, per dare il primo bacio, per fare l'amore la prima volta, sono tutte pause produttive ed efficaci per l'esito positivo di una relazione sentimentale. Eppure se facciamo molte pause tra una parola e l'altra a volte ci criticano, dicono che siamo difficili da seguire e forse qualcosa di vero possiamo trovarlo in queste obiezioni: le pause vanno fatte al momento giusto. Purtroppo le valutazioni negative che ci portiamo dietro fin dall'infanzia rendono le nostre pause oggetto di discredito e lasciano un segno di tristezza nel profondo dell'anima. Le pause sono da evitare, ci mettiamo in testa, e così la nostra vita tende alla semplificazione. Questa idea malsana blocca la creatività in ogni ambito e produce vittime della velocità ad ogni costo. La velocità non è però una straordinaria modalità di azione: ci fa dimenticare molte cose, ci fa sbattere contro un palo, ci fa perdere gli attimi. Con la velocità esagerata perdiamo le pause che fanno della nostra vita un armonico insieme di bei momenti, scanditi e vissuti nel momento più adatto. Non lasciamo, quindi, che ci rubino le pause.

Maria Giovanna Farina

Animali domestici e stereotipi


Nel libro “Dialoghi con un ottimista”, racconto anche dell’importanza degli animali da compagnia nella nostra vita: ho una cagnolina e l'argomento mi è molto famigliare. Sinceramente non sopporto più di sentire pronunciare certe frasi del tipo: “Ama di più gli animali delle persone” oppure “Con tutti i bambini abbandonati, si porta a case un cane”. Queste idee sono frutto di pregiudizi rinforzati dal non voler mettere in discussione certe considerazioni false; la nostra carica d'amore è così vasta da poterla distribuire in tante direzioni. E poi, come tutte le affermazioni, anche queste si possono contraddire: potrei dire che c'è chi ama più gli uomini che gli animali e anche questo non va bene: siamo tutti essere viventi degni di amore e di rispetto. Amare gli animali è un'esperienza utile per rinforzare l'ottimismo, la loro purezza, tipica dei bambini che noi crescendo abbiamo perso, ci allarga il cuore conducendoci ad una visione positiva. Gli animali ci aiutano nella conoscenza di noi stessi, fanno uscire le nostre parti migliori, non ci fanno mai arrabbiare e loro non portando mai rancore anche difronte alle nostre mancanze: in definitiva riescono a farci capire quanto la vita sia una preziosa opportunità. Come mi disse un anziano veterinario molto attento alla relazione uomo-animale: “Solo con gli animali domestici passiamo molto tempo ad accarezzarli perché il contatto ci rilassa, ci fa stare bene”. 

Gli sfacciati non si vergognano


Gli sfacciati, letteralmente senza faccia, sono coloro i quali non si vergognano di nulla per cui si dice abbiamo lo stesso coraggio di mostrare il culo come se fosse il viso. Tipi umani di grande pericolosità per chi non avesse l’ardire di sottrarsi alle loro richieste: soggetti capaci di farci fare ogni cosa col loro stile senza barriere.
- Mi fai questo piacere? - E tu non puoi che acconsentire perché te lo chiedono da sfacciati, appunto, senza darti la possibilità di rifiutare. Si pongono nella condizione per cui se non gli fai il favore sei tu la cattiva persona senza cuore che lascia un essere umano in balia delle tempeste. Pazienza se ha più soldi di te e il cane al parco potrebbe condurlo un dog-sitter, ma tu non gli costi nulla e poi ti ricompensa con una frase ad effetto:
- Sei davvero una brava persona, il cane con te vien così volentieri... -
Amici di questo genere ne troviamo a quintali e in ogni angolo della crosta terrestre, non credete?                                                                                     Il suggerimento più immediato è quello di fuggire a gambe levate da una simile “cara” persona, ma se non fosse possibile sottrarsi alla sua influenza, c'è un'altra possibilità: fingersi sempre malati, pieni di acciacchi, sull'orlo del baratro. Il genere sfacciato ama sfruttare il prossimo, ma se il suo servetto non è efficiente cambia indirizzo, quindi agevoliamo questo importante passaggio capace di decretare la nostra libertà. 

Maria Giovanna Farina tratto da La libertà di scegliere Rupe Mutevole editore

E' buono o cattivo?

Flavio Lappo, Confronto, acrilico su tela, 2013

È buono o cattivo? Come sciogliere il dilemma? Ci capita di chiederci come sia davvero nel suo intimo un amico, un conoscente, un collega e di non saper cosa risponderci. La risposta è nella storia dell'umanità, nel profondo della nostra cultura più antica dove si nascondono le origini di ciò che siamo. Aristotele sosteneva che l’uomo è un animale sociale, al contrario, il filosofo Hobbes riteneva che homo homini lupus (l’uomo è lupo per l’altro uomo). Due modi diversi ed opposti di affrontare la questione uomo: ma perché esistono tesi così contraddittorie nel pensiero umano in riferimento ad uno stesso argomento? Ciò è possibile per la presenza dei cosiddetti presupposti culturali, vale a dire quello zoccolo duro alla base della cultura di un popolo che contiene esperienze sedimentate in migliaia di anni. Grazie a questa base culturale è possibile dire tutto e il contrario di tutto, perché tutto e il suo contrario sono presenti nel nostro patrimonio di esperienze. Ad esempio, proprio per questo motivo, di ogni proverbio ne esiste uno contrario: parenti serpenti contraddice il sangue non è acqua. Vi sembrano false queste considerazioni? Credo che ad ognuno di noi sia capitato di appurare che i parenti possono essere solidali, amarci e difenderci, ma allo stesso tempo sappiamo quanto due fratelli possano farsi la guerra per l'eredità. Del resto la Bibbia stessa ci narra della rivalità originaria di Caino e Abele. Non ci resta che prenderne atto e godere dell'amore degli altri quando ci possiamo contare senza credere che sarà così per sempre, ma neppure lasciarci contagiare dalle previsioni nefaste e supporre sempre fregature nei rapporti.

Maria Giovanna Farina   ©Riproduzione riservata

Ti lascio ma non dimenticarmi


Flavio Lappo, Ricordi d'amore, disegno a matita, 2013

Ci sono persone che lasciandoti ti invitano ad un impegno costante e duraturo dicendo: “Non dimenticarmi”. - Vorrei prendere in autonomia questa importante decisione - non è una semplice affermazione ma una presa di posizione, ossia la risposta che dovremmo dare al nostro “programmatore di futuro”. D'accordo che è gratificante sapere che qualcuno ti pensa, ma se vuoi una tale bella realtà stai qui così non dovrò fare tanta inutile fatica. Ci sono persone che lasciandoti, magari in quel momento devono fare altro come un viaggio di lavoro e non sanno bene quando torneranno, ma vogliono tenerti alla catena per mantenere il controllo su di te. Non si sognano nemmeno per un istante di proporti di andarci anche tu perché sono così altruisti... da non volerti stravolgere la vita. Purtroppo spesso non facciamo caso al vero significato delle parole e cadiamo in gabbie romantiche dove l'altro ha la chiave, l'altro in questi casi non è detto che sia quasi sempre un uomo: anche le donne sa bene darsi da fare. Se pensiamo attentamente ad una simile proposta per il nostro futuro, comprendiamo come sia identica a quella fatta a Penelope che attese pazientemente Ulisse, un Ulisse, il nostro, che non sappiamo se poi ritornerà alla sua capanna vincitore. Per non cadere in queste trappole è bene organizzare il nostro futuro lontano dal tempo di una costante e imprevedibile attesa. E se è vero che l'amore contempla l'attesa come momento che precede l'unione, se attendere diventa una modalità esclusiva... meglio fuggire!

Maria Giovanna Farina   ©Riproduzione riservata

Gli assassini dell’anima



Gli assassini dell’anima sono spietati e assetati della tua passione interiore, se sei una persona sensibile li attiri con maggiore facilità. La loro freddezza nel calcolare il tuo potenziale d’amore, quel sentimento che vive dentro di noi e che cerca qualcuno in grado di farlo nascere e sviluppare, è smisurata. Se sei alla ricerca di qualcuno che ti ami, loro lo capiscono, ne sentono l’odore allo stesso modo in cui il lupo avverte il sangue di un povero agnellino ferito. Mentre il lupo desidera solo sfamarsi, gli assassini dell’anima vogliono possedere il tuo potenziale, farlo loro, sfruttarlo e per far ciò ti seducono con maestria. Il “come sei brava o bella” sono complimenti di contorno, l’assassino dell’anima, o l’assassina, indaga alla scoperta del nostro lato debole, lusinga le nostre cicatrici illudendoci che se ne prenderà cura e piano piano ci farà scivolare tra le sue braccia mortali. Il lavoro che mette in atto è lento e costante, ci fa credere di essere la confidente privilegiata, una persona di fiducia a cui racconta i suoi più intimi desideri. Ci fa immaginare di essere per lui indispensabile: con noi si diverte, dimentica il dolore, ci confida i suoi desideri, siamo l'amica del cuore. Ci rende partecipi della sua vita rivelandoci segreti mai raccontati a nessuno e… non ci accorgiamo che qualcosa non torna. In realtà crediamo di essere in intima unione, ma della sua mensa mangiamo sono le briciole perché il piatto forte lo condivide con chi gli può dare opportunità che noi non ci sogniamo nemmeno. 

Maria Giovanna Farina (passo tratto da La libertà di scegliere, Rupe Mutevole editore, 2017)

Ti saluto con affetto


Quante volte ce lo siamo sentiti dire o lo abbiamo letto in calce ad una lettera? Ma cosa vuol dire “Ti saluto con affetto?” Crediamo che quella persona ci voglia bene e siamo sicuri di avere un amico o un'amica fidata che starà sempre dalla nostra parte, ma non è sempre e del tutto così. Anzi! La parola affetto indica sentimenti positivi ma anche negativi che proviamo per una persona. E allora vuol dire che non dobbiamo fidarci di queste dichiarazioni “d'amore”? In tutte le situazioni c'è una percentuale di possibilità che qualcosa avvenga in un modo o nell'altro, sta a noi capirne il senso nel grande mare della comunicazione. Quindi da questo momento in poi se volete avere un amore sicuro nella percentuale della massima possibilità, occhi aperti! Dobbiamo soffermarci su chi ha scritto “con affetto...” e capire quali rapporti vive con noi. Di lavoro? Può darsi che ci voglia bene, ma le possibilità cadono spesso come una palla di piombo giù per una discesa. È il nostro vicino di casa? Qui va un po' meglio, ma converrete che c'è la possibilità di un tentativo di pratiche di buona vicinanza: litigare con l'inquilino della porta accanto non è un'idea geniale. Se l'affetto è, infine, in una mail del panettiere che vi consegna il pane ogni giorno, i casi sono due: o lui viene perché è innamorato di voi oppure siete così incredibilmente esigenti, al limite dell'insopportabile, che quell'affetto è sicuramente accompagnato da un bel segreto pensiero: “Che grande enorme, insopportabile, rompiscatole che sei!”. Ma perché allora scrive con affetto se mi detesta? Perché è antipatico ammettere il negativo e in questo caso anche sconveniente.
Le pratiche di buona educazione ci fanno usare termini stereotipati, ma non dobbiamo scordarci i veri sentimenti di cui siamo capaci. Meglio, forse, usare parole spoglie ma provare sentimenti autentici!



Le parole corrono nel vento...


Parole al vento, un modo di dire che si presta a più di una interpretazione. Comunemente con parole al vento si vogliono indicare i discorsi che non lasciano traccia, che non scalfiscono, che non destano l'attenzione del nostro interlocutore: parole che si perdono e a noi resta solo l'amara considerazione di aver parlato per nulla. Ma il vento è un elemento che corre lontano e metaforicamente può indicare un trasporto veloce della nostra comunicazione. Il vento è solo un mezzo privo di intelligenza e per raccogliere ciò che trasporta sono necessari abili raccoglitori di notizie. 
Possiamo trasformaci in cronisti del vento? Vi sembra una cosa assurda? Non lo è se pensiamo ad esempio che tutte le notizie corrono nell'etere, ma ancor meno se consideriamo il fatto che Zeus, il sommo dio dell'Olimpo greco, decise di chiudere i venti in alcune anfore perché li riteneva pericolosi. Sicuramente avrà avuto le sue buone ragioni che io interpreto come la paura di mandare in giro notizie indesiderate. E si sa, il vento lo avrebbe fatto con grandissima velocità. 
Lo sappiamo benissimo quanto, ad esempio, il pettegolezzo sulla nostra persona corra veloce tanto più è negativo e capace di danneggiarci, ma anche le buone notizie possono prendere grande velocità: sta a noi affidarle al vento e curare che giungano a destinazione. Non dobbiamo temere le brutte parole e chiuderle in una grotta, ma contrastarle con buonissime notizie. E magari metterci in gruppo, un gruppo di cronisti del buon vento!
Il mio discorso sembra un po' paradossale, ma ricordiamo che i paradossi spingono ad osare e chi osa ha più possibilità di farcela.

Maria Giovanna Farina


I sogni si possono realizzare


Come tutti sappiamo è morto il fondatore di Ikea, l'imprenditore svedese Ingvar Kamprad è scomparso all'età di novantun anni. Aprì il primo negozio a ventisette e fu capace di costruire un impero mondiale. Non mi interessa parlare della sua vita e delle polemiche che lo circondano, desidero dire qualcosa sul fenomeno in sé.
Sì perché di un fenomeno si tratta, di una realtà oggettiva sotto gli occhi di tutti che va oltre il consumo di massa e l'omologazione come sento da più parti, ciò si percepisce dallo stile semplice e lineare, dalla possibilità di montare i mobili da soli, dalla funzionalità e tutto a costo davvero accessibile: la sua è stata un'intuizione capace di regalare un sogno. Quanti di noi hanno immaginato di andarsene di casa per creare la propria dimora, ma non avendo soldi sufficienti ha dovuto rimandare? Tanti hanno desiderato una casa accogliente ma impossibile da possedere perché i mobili con cui siamo cresciuti erano di noce massiccia, bellissimi ma inarrivabili. Si cresce con un'idea, con uno stereotipo, ma lui lo ha smontato. Mister Ikea, grazie alle sue umili origini e a capacità imprenditoriali considerevoli, ci ha detto che il sogno è realizzabile, che i mobili possono essere belli anche se non di valore.
Realizzare i sogni è il desiderio di tutti i sognatori e chi è giovane quasi sempre sogna, soprattutto se non ha tutto a portata di mano: eccome se sogna! E si sa il sogno è contagioso. Se vedi che il tuo vicino ha realizzato ciò che voleva, la strada per te è tutta in discesa e anche tu vai all'Ikea. In realtà non tutto ciò che compri è sempre un oggetto buono, ma il basso costo e la gioia provata fanno sopportare qualche fregatura.
Se il catalogo Ikea, accattivante e preparatore all'acquisto, è letto in tutto il mondo e stampato più o meno come la Bibbia, si capisce quanto sia importante la comunicazione mezzo stampa per fare di un messaggio il messaggio: i sogni si possono realizzare.
Maria Giovanna Farina




Addio al plurale


Ci avete fatto caso come si usi solo il singolare per parlare di ciò che è plurale?
Gli esempi si sprecano: il capello corto, l’occhiale nero, la scarpa col tacco, il pantalone aderente e via di seguito. A me, da quando ho imparato a parlare, hanno sempre insegnato, così anche a scuola, che i miei capelli sono ricci, le scarpe col tacco sono eleganti, e gli occhiali neri fanno misterioso… questa nuova e consolidata moda del singolare ha sballato i miei riferimenti infantili, mi sento perduta e penso che quando indosso i pantaloni infilo le gambe che sono due in due cavità di stoffa e così pure le scarpe che sono sempre due e vanno a proteggere i miei piedi che sono sempre una coppia. Questa mania mi mette in crisi, avrò davvero due gambe o è solo una mia illusoria percezione? Cosa sarà questa mania del singolare? Un tentativo inconscio di rompere la nostra interezza? A che scopo? Oppure è solo una moda nata da qualche originale oratore in vena di creatività? Difficile giungere ad una risposta definitiva e soddisfacente. Che intervenga l’Accademia della Crusca a ri-stabilire l’ordine nel confuso marasma dei generi…


Maria Giovanna Farina

Le bufale imperversano non solo in rete di Maria Giovanna Farina


Le bufale, quelle che in inglese si chiamano fake news, imperversano in rete: nella vita reale pensate che non ci siano? Lo sappiamo tutti quanto il vizietto di raccontar frottole sia un costume consolidato anche nella Storia. Senza citare fatti precisi vicini e lontani, possiamo rifarci senza paura di fallire alle credenze popolari più diffuse come la paura di rompere una bottiglia d’olio o uno specchio per cui la sfortuna si impossesserebbe di noi. Ci credo, se rompi l’olio poi il pavimento è scivoloso e cadere diventa quasi inevitabile, allo stesso modo se uno specchio va in mille pezzi qualche problemino lo crea. Non è da trascurare il fatto che un tempo quando questi oggetti si rompevano, visto il loro costo, era certamente una disgrazia per il portafogli.
Altra cosa sono le bufale create ad hoc per sconfiggere un nemico, in politica ma anche nei luoghi di lavoro ciò accade spesso. Come difendersi dall’imperversare di questo fenomeno, traendo un beneficio per la nostra evoluzione? Se ci informiamo sui fatti che accadono, se teniamo un diario di bordo, se mettiamo a confronto i discorsi di tutti saremo più immuni dalle falsità che gli altri ci vogliono vendere. Ci credete ancora che una crema possa sciogliere una pancia flaccida e debordante? Non sarà il caso di curare la dieta e l’attività fisica? Informarsi con metodicità e scrupolo è un rimedio contro le bufale e un esercizio prezioso per la nostra crescita: è molto più difficile vendere bufale ad un cittadino informato…


Ricordate il cavallo di Troia? Era una fake e senza bisogno di internet è giunta fino a noi e qualcosa ci ha insegnato, non scordiamolo!

Maria Giovanna Farina

I bambini hanno tutti gli stessi diritti di Maria Giovanna Farina

Immagine tratta da Baby flash

E si torna a discutere sulla cosiddetta coppia dell'acido, Martina e Alessandro due genitori particolari a cui affidare la crescita di un figlio sembra troppo azzardato, infatti i due sono in prigione con una condanna a vent'anni per cui usciranno quando il piccolo sarà ultra maggiorenne ed in grado di relazionarsi con loro. Certo non è una situazione facile e tutelare il minore è la priorità, sempre. Infatti la Giustizia ha dato il via libera all'adozione del piccolo, rifiutando la possibilità di affidarlo alle cure dei nonni materni. Questi i fatti che mi hanno dato da pensare perché il bene del piccolo sarebbe anche non perdere le proprie radici, i nonni non hanno a quanto sappiamo problemi mentali o relazionali quindi crescere il piccolo nella loro casa sarebbe forse l'optimum.
Il discorso si fa generatele pensando, lo sappiamo dalla storia personale di molti adottati, a quanto il loro chiodo fisso sia conoscere i veri genitori, quelli che in diverse circostanze hanno dovuto o voluto rinunciare al loro ruolo. Ad un primo istante sembra assurdo disperarsi e voler conoscere a tutti i costi due esseri umani che hanno abbandonato il proprio essere indifeso tra le braccia di estranei, ma a quanto pare qualcosa di poco razionale scorre dentro ognuno di noi ed è capace di dettarci un desiderio apparentemente inconcepibile: conoscere la nostra origine, nonostante tutto. Quanto fa male però venire a sapere un giorno, perché prima o poi lo verrà a sapere, di essere figlio di qualcun altro che nonostante abbia pagato i propri conti con la giustizia abbia dovuto perdere la propria genitorialità? Perché, si potrebbe chiedere il ragazzo una volta a conoscenza di essere un adottato, mi hanno tolto ai miei genitori e non hanno fatto lo stesso con chi con piena consapevolezza ha spinto all'accattonaggio, al furto e alla prostituzione la propria creatura? Domande che ci poniamo anche noi e alle quali vorremmo una risposta perché, i bambini, hanno tutti gli stessi diritti

Maria Giovanna Farina

Gli infangatori di Maria Giovanna Farina


Gli infangatori, chi sono costoro? Quelli che usano l’infamia come modello di relazione, quelli che non perdono occasione per rovinarti l'immagine e favorire se stessi, una categoria di individui che si divide in tante sotto-specie da indagare per riconoscerle e per tutelarsi dai loro attacchi spesso subdoli e di conseguenza pericolosi. Una volta che l'immagine si è danneggiata, ricostruirla diventa un complesso insieme di strategie che difficilmente riescono a trovare la giusta sinergia. Insomma diventa un vero disastro! Meglio quindi prevenire.                              
Vi chiederete come si possa mettere in uno stato di innocuo agire un infangatore, la risposta proficua è attraverso il sottovuoto. Il sottovuoto, come tutti sappiamo, è un procedimento per conservare gli alimenti in assenza totale o parziale di aria, in queste condizioni nessun cibo può putrefare e neppure contaminare gli altri, nonché l'ambiente circostante. Ecco, appunto, ciò accade anche allo spargitore di fango se lo teniamo lontano e all’oscuro da qualsiasi nostro interesse non potrà o potrà meno facilmente contaminare la nostra vita.


Maria Giovanna Farina

Argomento trattato in: Maria Giovanna Farina, La libertà di scegliere, Rupe Mutevole edizioni

Il progetto famiglia


Gesù nacque in una capanna, la singolarità del suo Natale mi ha condotta ad una riflessione sulla famiglia. Durante il 2016 ho girato la penisola per parlare del contrasto alla violenza sulla donna e le tante persone, soprattutto di sesso femminile, che ho incontrato, mi hanno stimolato pensieri sulla condizione della famiglia e sulle sue difficoltà quotidiane. Si dice da più parti che la famiglia sia un'agenzia educativa in crisi, che i genitori non riescano, anche per mancanza di tempo, a crescere nel modo migliore i propri figli, che sia in atto una vera e propria disgregazione sociale. Non si può negare l'esistenza di situazioni difficili e spiacevoli fino al manifestarsi di atti di violenza inaudita sulle donne e non solo; a questo proposito sottolineo che la donna è potenzialmente madre, il suo ventre è sacro nel significato letterale: è degno di rispetto e va difeso da ogni tentativo di abuso. Se da un lato quindi il nucleo famigliare sembra avanzare verso la peggiore delle previsioni, dall'altro credo esista una speranza di rinnovamento, ma dobbiamo ricercarla. 

Il dubbio è un’arte di Maria Giovanna Farina



Chi per primo insegnò l’arte del dubitare? Socrate. Lui ci fece comprendere quanto il dubbio sia un proficuo strumento per conoscere e non un atteggiamento sterile fine a se stesso di chi non vuole prendere una posizione, ma si crogiola eternamente nel luogo della non scelta. Nulla ha a che vedere con gli ignavi di memoria dantesca, coloro che eternamente sono condannati a sorreggere un’insegna: come nella vita non presero mai posizione ora nel al di là devono scegliere. Il nostro Socrate ci insegnò che il dubbio è utile dopo la presa di coscienza della propria ignoranza, quando si sa di non sapere si può iniziare ad apprendere, ma si impara in piena auto consapevolezza solo se si dubita, se le verità che ci vengono propinate sono messe in discussione prima di essere prese per buone. Allora si potrà giungere alla verità. Si doveva partire dalla propria interiorità e metterla a confronto con la realtà esterna. Platone, il più grande discepolo di Socrate, continuò sulla strada del maestro per giungere ad affermare che la sensibilità è illusoria e in questo modo aprì la strada ad una posizione scettica riguardo la realtà, posizione che si contrappone all'unica certezza data fornita dalla ragione.
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Dicono che il tempo aggiusti tutto di Max Bonfanti



Sono già vent’anni che ho rotto quel vaso tanto prezioso ed è ancora lì, rotto. È vero che non è vero, il tempo non aggiusta tutto. È vero che non è vero, il tempo non aggiusta tutto, vale per le piccole cose, per le inezie, le classiche ette, ma quando ciò che si rompe è davvero prezioso e per prezioso non solo alludo al valore economico, il tempo, a volte contribuisce a distruggere ancor di più come nel caso delle grandi opere dell’uomo nel corso dei secoli: delle sette meraviglie dell’antichità, che ne è rimasto? Poco più di nulla, solo la piramide di Cheope a Giza è possibile ammirare nella sua quasi totale interezza.


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L'arte comunica di Maria Giovanna Farina


Questo acquarello, che intitolerei “La meta”, di Daniela Lorusso evoca un percorso verso la luce, la consapevolezza di sé sta emergendo attraverso un cammino apparentemente semplice, l’unico personaggio del disegno procede timidamente lungo la parete destra quasi temesse ciò che lo aspetta. 
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La consulenza filosofica, una pratica che viene da lontano di Maria Giovanna Farina

In quale luogo l’uomo si esprime? Con chi e come lo fa? Sono gli interrogativi base per comprendere la comunicazione umana e non sentirsi estranei nella relazione con gli altri. Lo studio e l’analisi dell’uomo viene da lontano ancor più di quanto si possa immaginare, noi partiamo dai Greci solo perché ci rappresentano culturalmente: sono gli antenati della nostra civiltà.
Zoon logon echon è la locuzione con cui il filosofo Aristotele nella Politica definisce l’uomo, animale unico e diverso dagli altri perché dotato di parola: il vivente (zoon) che ha (echon) la parola (logon). L’uomo è anche “politikon”, cioè un animale politico, fatto per stare insieme agli altri e per risolvere le sue questioni discutendo nell’agorà. Ancor prima, nella lettura dei dialoghi di Platone si incontra Socrate, il primo filosofo della storia occidentale dedito allo studio dell’anima umana. Da lì prende le mosse l’analisi della comunicazione e lo studio dell’interiorità con la tecnica del dialogo. Non un dialogo qualunque, ma uno improntato ad affrontare le idee della mente e a comprenderne la natura: personale o frutto di un indottrinamento culturale? Socrate si adopera tutta la vita per liberare le menti dagli stereotipi, dai luoghi comuni che ci potiamo dietro come una zavorra impedendo alla nostra anima di librarsi leggera nelle alte sfere, là dove non c’è posto per idee false.

continua su L'accento di Socrate
 La consulenza filosofica