Il dono, un dare gratuito


BUNCH OF FLOWERS-MAZZO DI FIORI” -160 x160- tecnica mista di Paola Giordano

Le ricorrenze religiose e laiche ri-portano in auge il tema del dono e dei suoi aspetti meno evidenti nonché la questione se sia un dare gratuito agli altri. Quando riceviamo un dono, secondo l'antropologo Marcel Mauss, autore del famoso saggio Sul dono, si genera in noi un obbligo: quello di restituire. Egli afferma che al di fuori della retorica della generosità, nel dono c'è l'interesse del donatore che vincola alla reciprocità, per esteso questo obbligo può essere anche obbedienza e fedeltà ad un leader.
Il dono è anche uno scambio all'interno della comunità. Esiste una stretta relazione tra la parola comunità, vita in comune, e dono. Comunità deriva da cum-manus cioè dal dono reciproco, ma l'etimologia sa rivelarci anche l'ambivalenza del dono insita nella parola latina manus che è insieme dono e obbligo. Una ambivalenza che curiosamente ritroviamo nella lingua inglese rispetto alla tedesca. Gift con cui gli anglosassoni indicano il dono, assume un significato opposto in tedesco che vuol dire veleno. La parola dono ritengo sia di per se stessa una contraddizione, l'enigmistica lo conferma con la sciarada: dono è composta da do + no. Ti do qualcosa ed allo stesso tempo lo nego, quindi non te lo do, nascondendo così una chiara ambivalenza.
Prendendo spunto dall'antropologo Mauss, il filosofo Jaques Derrida va oltre e aggiunge, sulle basi di quanto delineato fino ad ora, che il dono come lo concepiamo è impossibile. Vorremmo infatti che il dono avesse la caratteristiche della gratuità e che quindi fosse offerto per generosità e affetto, ma non è così. Il dono chiede qualcosa in cambio, qualcosa di materiale o simbolico. Il dono infatti deve essere ricambiato e per questo richiede una forma di restituzione, materiale o simbolica: deve essere reso con un altro dono ed ha bisogno del riconoscimento del donatore come chi offre qualcosa a qualcuno. Chi riceve è consapevole di aver contratto un debito, il dono crea quindi un vincolo e proprio per questo, secondo Derrida, smentisce se stesso.
Non ci resta che pensare al donare come dare qualcosa a qualcuno che amiamo e in questo ambito possiamo cercare di individuare il dono come gratuità.
Il regalo parla di noi, se fatto accontentando i gusti di chi amiamo diventa un modo per metterci in contatto con la sua parte più intima. Qual è il dono più bello? Donare qualcosa di noi. Il donare noi stessi è un evento interiore; lo possiamo fare ad esempio aiutando chi ha bisogno. Il dono più bello, parlando invece di oggetti legati alle ricorrenze, è fare nel senso di creare qualcosa con le nostre mani: possiamo, a seconda delle capacità e possibilità, realizzare un oggetto unico e donarlo a chi vogliamo bene. Da bambini a scuola ognuno di noi ha costruito i cosiddetti lavoretti: un porta matite utilizzando le mollette da bucato, una rosa con la plastilina, un vassoio per le tazzine realizzando una tavoletta di legno intagliato. Oggi possiamo cucinare una torta, costruire un centro tavola con le candele e mille altri piccoli o grandi oggetti: l'importante che siano nostri. Sono questi i doni più belli da donare a chi li sa apprezzare e che portano in sé la gratuità. Chi li riceve, e questo è fondamentale, deve possedere una sensibilità d'animo utile per comprendere il nostro offrirci: bello proprio perché lo abbiamo costruito noi, impegnando fantasia, lavoro e ricerca per soddisfare il gusto dell'altro. Una delle regole base del dono è che piaccia all'altro e non a noi. Donare è una parte di noi-che-si-fa-dono, un qualcosa di non materiale che si manifesta nell'oggetto, un movimento interiore che si materializza nell'incontro con l'altro: facendoci dono usciamo dalla logica dell'oggetto da ricambiare. Noi siamo unici ed donandoci mettiamo in gioco il produrre che solo l'amore come forza generativa sa farci creare, nessuno dovrebbe sentirsi in obbligo perché questo genere di dono è svincolato dalla moneta. I regali acquistati, gli oggetti con cui ci doniamo, non sono però da eliminare, se scegliamo qualcosa che all'altro piace moltissimo, la sua felicità nel ricevere, che esprime con gioia, lo allontana dalla logica del do ut des perché il nostro amore lo accompagna alla gratuità del dono.
E se ci accorgiamo che l'altro non sa apprezzare il nostro operato? E se malignamente pensa che il nostro dono auto-prodotto sia solo un modo per risparmiare denaro? A quel punto non regaliamo nulla, non è una persona che merita il nostro donarci. E soprattutto non conosce lo scambio gratuito tra chi si ama. Maria Giovanna Farina



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